Presidio contro la guerra in Ucraina – Napoli 7 settembre 2014

Domenica 7 settembre si è tenuto a via Toledo un presidio contro la guerra in Ucraina organizzato dalle Lavoratrici antifasciste immigrate a Napoli.

Hanno partecipato anche i compagni della Rete NapoliNoWar con una piccola mostra.

 

Rete NapoliNoWar

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Il boicottaggio di Israele non è “antisemitismo”

picprimapaginailmattinoLettera inviata al Direttore de “Il Mattino” di Napoli

Gentile Direttore

La prima pagina del suo giornale, oggi 10 agosto, riporta il titolo in evidenza “<<Boicotta Israele>> manifesti choc” che, nonostante il testo sopra questo titolo (“Volantini contro i negozi dei commercianti ebrei a Roma: sdegno e polemiche”) e quanto riferito nell’articolo a pag. 11, rischia di ingenerare degli equivoci che – come Comitato di solidarietà alla resistenza palestinese e Comunità palestinese di Napoli – riteniamo opportuno dissipare.

La Campagna internazionale BDS (Boicottaggio-Disinvestimenti- Sanzioni) nella quale noi ci riconosciamo, infatti, non ha nulla a che fare con iniziative, di stampo antisemita e neonazista, volte a boicottare i “negozi di proprietà degli ebrei”.  L’invito della Campagna internazionale BDS a non comprare merci prodotte nei territori recentemente strappati da Israele ai Palestinesi e che vengono , qui da noi, commercializzati come “israeliani”, punta (esattamente come avvenne con le iniziative di boicottaggio contro lo stato del Sud Africa per la fine dell’apartheid) a fermare la pulizia etnica  che lo stato di Israele sta conducendo in Palestina. Una campagna internazionale che vede l’attivo coinvolgimento, oltre che di innumerevoli democratici, artisti ed intellettuali, di cittadini israeliani e di persone di religione ebraica, tra i quali non pochi rabbini.

Una campagna che ha già visto significativi, se pur parziali, successi – come, ad esempio, le recenti  direttive dell’Unione Europea – che, come le nostre recenti manifestazioni di solidarietà con la popolazione di Gaza, vuole favorire un processo di pace in Medioriente basato sulla fine dell’illegittima occupazione dei territori e sul reciproco rispetto dei diritti.

Le saremmo grati, pertanto se volesse pubblicare questa nostra lettera che tra l’altro serve a rispondere ai nostri politicanti, che additando come “antisemita” chiunque  critichi la politica dello stato di Israele, finisce per equiparare gli “Ebrei” agli attuali governanti di Israele e, –  cancellando l’impegno per la pace di tanti ebrei (tra i quali i soldati israeliani che oggi si stanno rifiutando di combattere nei territori occupati) – contribuisce a far crescere ancora di più quell’antisemitismo che sta dilagando in Europa.

 

Cordialmente

 

Comitato a sostegno della resistenza palestinese

Comunità palestinese di Napoli

Per Gaza al concerto di Maria Nazionale

Intervento del Comitato di solidarietà con la resistenza palestinese e della Comunità palestinese al concerto di Maria Nazionale, Napoli 2 agosto 2014. Un mare di applausi.

La solidarietà con Gaza è anche questo.

Per concordare i prossimi interventi ci vediamo ai COBAS (vico Quercia 22, Napoli) lunedì alle 18

Presidio per la Palestina Napoli 19 luglio 2014

LA SOLIDARIETA’ E’ UN’ARMA:

AL FIANCO DELLA RESISTENZA PALESTINESE!

“Cessate il fuoco non in agenda” ha dichiarato il  premier israeliano Netanyahu, mentre il conto  dell’ennesima operazione di pulizia etnica israeliana  denominata “Bordo Protettivo” arriva a più di 100 morti  e centinaia di feriti palestinesi a causa dei  bombardamenti dell’esercito israeliano su Gaza. Il popolo palestinese d’altro canto, tenta in ogni modo  di resistere alla guerra unilaterale portata avanti da  Israele, “l’unica democrazia del Medioriente” che, grazie  alla complicità dei nostri governi e dei media, si mostra  al mondo come vittima di una minaccia “terrorista  antisemita” mentre continua ferocemente la sua opera  di repressione e pulizia etnica in Palestina con  bombardamenti, raid, demolizioni arbitrarie di case,  omicidi “mirati”, arresti, l’apartheid.

Così, mentre tutto l’Occidente si indigna per i tre coloni israeliani trovati senza vita in  circostanze nient’affatto chiarite, nessuno spazio, nessuna voce viene data nei notiziari al  dolore e alla resistenza del popolo palestinese che da più di 66 anni viene sottoposto a  politiche di segregazione e sfruttamento e che da più di 66 anni resiste con dignità e  coraggio nonostante la disparità di mezzi contro il quarto esercito al mondo. Opporsi a questo stato di cose non significa essere “antisemiti”, anzi, significa combattere  ogni forma di razzismo e sopraffazione portando avanti rivendicazioni di libertà,  democrazia e giustizia che accomunano tutti gli sfruttati e oppressi della terra che  quotidianamente lottano per conquistare diritti sociali, civili, politici per un futuro  dignitoso. E’ per questo che anche qui in Italia dobbiamo mobilitarci contro ogni tipo di  sostegno economico, politico, ideologico a Israele a cominciare dagli accordi di  cooperazione militare e dalla vendita dei caccia italiani dell’Alenia Aermacchi all’esercito di  Tel Aviv per arrivare finalmente ad abbattere ogni frontiera, muro, checkpoint che ci  divide dalle lotte dei popoli sull’altra sponda del Mediterraneo.

 Acqua, terra, libertà per la Palestina!

Comitato di sostegno al popolo palestinese

Comunità Palestinese Campana

Presidio per la Palestina, Napoli 5 luglio

facebook_-908642131CONTRO LA NUOVA AGGRESSIONE ISRAELIANA

AL FIANCO DELLA RESISTENZA PALESTINESE

 Per vedere video della manifestazione clikkate qui

Dopo l’annuncio della sparizione di tre giovani coloni nell’area di Al Khalil, Hebron, il 12 giugno, in Cisgiordania e Gaza l’esercito israeliano ha scatenato l’inferno. Nonostante che le circostanze della sparizione e del ritrovamento il 30 giugno non siano chiare, i governi di USA ed Europa ed i loro media, hanno avallato le comunicazioni ufficiali fornite dal governo israeliano, ne hanno amplificato la campagna “Bring back our boys” (portiamo a casa i nostri ragazzi), occultandone e di fatto favorendone l’altra parallela: quella bellica scatenata contro tutto il popolo palestinese, “Brother’s keeper” (custode del fratello).. Motivata pubblicamente dalla ricerca dei tre adolescenti, questa operazione è consistita in rastrellamenti di popolazione civile, quasi 700 “arresti” preventivi senza capo d’accusa, coprifuoco, uccisioni, bombardamenti, distruzioni di case e centri medici, incursioni militari in campi profughi. Ancora una volta, una “punizione collettiva” con Cisgiordania e Gaza messe a ferro e fuoco.

Le autorità e la stampa italiane, anche in questa occasione, si sono distinte per il loro schieramento con le ragioni dell’alleato israeliano.  Lunedì Renzi avrebbe dovuto incontrare le madri dei tre giovani ed il sindaco di Roma avrebbe esposto sul palazzo comunale le effigi dei tre ragazzi, il PD ha fatto un minuto di silenzio nella festa dell’Unità romana, ma nessuno di loro ha speso una parola per i giovani palestinesi che nel frattempo venivano uccisi. Sono così passate sotto silenzio le uccisioni di sei giovani palestinesi tra il 12 e il 22 giugno, uno di loro aveva 13 anni, un altro 19, tutti sotto i 31 anni. Né ha trovato spazio la notizia dell’uccisione del sedicenne Yousef Abu Zagh di Jenin, la notte dopo il “ritrovamento” dei corpi esanimi dei tre israeliani. Non uguali sono i morti, evidentemente, per i media italiani: ce ne sono di serie “A” e di serie “C”. Questa indecente disparità d’informazione, sensibilità e considerazione è diventata ancora più scandalosa dopo che, celebrati i funerali solenni, è infuriata anche la “reazione” dei coloni. Mohammed Abu Khudair 17 anni, del campo profughi di Shu’fat, nord di Gerusalemme, è stato rapito per ”vendetta”  da alcuni coloni nelle prime ore del mattino del 3 luglio; il suo corpo è stato ritrovato dopo poche ore, con segni di atroci torture e bruciato. Quanti palazzi comunali d’Italia esporranno la sua immagine? Ci saranno mai minuti di silenzio per questa ed altre vittime palestinesi? I suoi funerali,  a differenza di quelli dei tre giovani israeliani non sono stati trasmessi, mentre interi servizi si concentrano sui missili “qassam” lanciati dalla Striscia di Gaza su Sderot, il sud di Israele, senza fare peraltro alcuna vittima. Altri tentativi di rapimento “vendicativi” da parte di coloni sono fortunatamente falliti, ma la campagna di odio razziale antipalestinese condotta anche attraverso internet raccoglie l’adesione di migliaia di Israeliani.

L’Italia non sembra scossa dalla logica d’illegalità selvaggia  veicolata palesemente dalle azioni del governo e dei coloni israeliani, né vengono adeguatamente stigmatizzate, fermate e perseguite le aggressioni violente portate avanti da squadristi sionisti contro  sostenitori dei diritti dei Palestinesi, né gli attacchi subiti dall’ambasciata palestinese a Roma. Eppure, la “Lega di difesa ebraica” è considerata dagli stessi USA un’organizzazione “terroristica d’estrema destra ebraica”. D’altra parte l’attuale presidente della Repubblica, Napolitano, proponendo un’assurda e falsa eguaglianza tra “antisionismo” e “antisemitismo”, ha legittimato la persecuzione e la condanna di chiunque osi criticare la politica israeliana, in perfetta coerenza con le aspirazioni e gli interessi dello stato sionista, di cui si vuole occultare la matrice ideologica e la genealogia storica, e degli interessi dell’imperialismo italiano.

Non possiamo, infatti, dimenticare che proprio il governo e l’industria italiana sono tra i primi fornitori di armi a Israele. Le tragiche vicende delle ultime settimane rafforzano la necessità di interrompere la promessa consegna ad Israele di altri strumenti di morte quali sono gli aerei Aermacchi M346 e di recedere dall’accordo di cooperazione militare con questo paese massacratore di una popolazione civile di cui occupa il territorio e di cui nega i diritti sanciti persino dalle fin troppo compiacenti Convenzioni internazionali.

Non possiamo più assistere in silenzio al genocidio di un popolo, né alle complicità dell’Occidente.

Siamo con  i Palestinesi e con le loro manifestazioni di resistenza nelle diverse città e villaggi, nella Gerusalemme occupata.

 

Comitato di sostegno alla resistenza palestinese- Napoli

Ucraina. Appello da Napoli ai democratici italiani

1442b938d3b0fa037a213d86002676d4_LSiamo lavoratori immigrati a Napoli  dall’Ucraina e da altri paesi dell’Est Europa e rivolgiamo questo appello a tutti i sinceri democratici e antifascisti italiani, ai parlamentari, ai rappresentanti delle istituzioni e degli enti locali, ai giornalisti, agli intellettuali…

L’oligarca miliardario Poroschenko, “eletto” Presidente dell’Ucraina dopo un colpo di Stato, sta massacrando inermi cittadini “colpevoli di non voler accettare un governo illegittimo, sostenuto dalla NATO e dall’Unione Europea, composto non solo da nazionalisti ma anche da fascisti e nazisti dichiarati.

Carri armati, cannoneggiamenti, bombardamenti (anche con armi vietate quali “fosforo bianco” e bombe a frammentazione) mercenari stranieri… vengono quotidianamente utilizzati, soprattutto nella regione russofona (e operaia) del Donbass, per sterminare innumerevoli civili, mentre nell’esercito ucraino i soldati che rifiutano di uccidere i loro compatrioti inermi vengono fucilati da reparti di fascisti arruolati e inquadrati nella Guardia Nazionale.

Quotidianamente sono attaccati ospedali, scuole edifici di abitazioni popolari. Esercito e bande fasciste impediscono di rimuovere dalle strade i numerosi cadaveri nonostante la temperatura già torrida e viene negata la possibilità di corridoi umanitari per mettere in salvo vecchi e bambini.

La televisione e i giornali italiani nascondono la verità, continuando a parlare di “lotta al terrorismo” e appoggiando Poroshenko che, oggi, ipocritamente, propone come “Piano di Pace” una “tregua” (che viene dalle sue truppe quotidianamente infranta) e il “disarmo delle milizie irregolari” (dopo aver fatto arruolare nella Guardia Nazionale le bande fasciste).

Il governo italiano sta facendo di peggio appoggiando l’ingresso dell’Ucraina nell’Unione Europea (Il 27 giugno, viene firmato l’accordo di partenariato) e contribuendo allo stanziamento di 14 miliardi di euro (il 16 giugno sono stati già versati 600 milioni di euro) ad un governo fascista e sanguinario.

 

Aiutateci a salvare il popolo del Sud-Est ucraino dalle armi dei fascisti e dell’esercito “regolare” del governo di Kiev.

NO all’accordo di partenariato Ucraina – Unione Europea

Fermiamo il fascismo prima che dilaghi in Europa.

Vi chiediamo di far sentire la vostra indignazione anche diffondendo su Facebook e su altri social network questo nostro appello che inoltreremo , a tutti i parlamentari, ai rappresentanti delle istituzioni e degli enti locali, ai giornalisti.

 

 

Lavoratori ucraini e di altri paesi dell’Est Europa residenti a Napoli

https://www.facebook.com/groups/ucrainaantifascistanapoli/