Presidio per la Palestina, Napoli 5 luglio

facebook_-908642131CONTRO LA NUOVA AGGRESSIONE ISRAELIANA

AL FIANCO DELLA RESISTENZA PALESTINESE

 Per vedere video della manifestazione clikkate qui

Dopo l’annuncio della sparizione di tre giovani coloni nell’area di Al Khalil, Hebron, il 12 giugno, in Cisgiordania e Gaza l’esercito israeliano ha scatenato l’inferno. Nonostante che le circostanze della sparizione e del ritrovamento il 30 giugno non siano chiare, i governi di USA ed Europa ed i loro media, hanno avallato le comunicazioni ufficiali fornite dal governo israeliano, ne hanno amplificato la campagna “Bring back our boys” (portiamo a casa i nostri ragazzi), occultandone e di fatto favorendone l’altra parallela: quella bellica scatenata contro tutto il popolo palestinese, “Brother’s keeper” (custode del fratello).. Motivata pubblicamente dalla ricerca dei tre adolescenti, questa operazione è consistita in rastrellamenti di popolazione civile, quasi 700 “arresti” preventivi senza capo d’accusa, coprifuoco, uccisioni, bombardamenti, distruzioni di case e centri medici, incursioni militari in campi profughi. Ancora una volta, una “punizione collettiva” con Cisgiordania e Gaza messe a ferro e fuoco.

Le autorità e la stampa italiane, anche in questa occasione, si sono distinte per il loro schieramento con le ragioni dell’alleato israeliano.  Lunedì Renzi avrebbe dovuto incontrare le madri dei tre giovani ed il sindaco di Roma avrebbe esposto sul palazzo comunale le effigi dei tre ragazzi, il PD ha fatto un minuto di silenzio nella festa dell’Unità romana, ma nessuno di loro ha speso una parola per i giovani palestinesi che nel frattempo venivano uccisi. Sono così passate sotto silenzio le uccisioni di sei giovani palestinesi tra il 12 e il 22 giugno, uno di loro aveva 13 anni, un altro 19, tutti sotto i 31 anni. Né ha trovato spazio la notizia dell’uccisione del sedicenne Yousef Abu Zagh di Jenin, la notte dopo il “ritrovamento” dei corpi esanimi dei tre israeliani. Non uguali sono i morti, evidentemente, per i media italiani: ce ne sono di serie “A” e di serie “C”. Questa indecente disparità d’informazione, sensibilità e considerazione è diventata ancora più scandalosa dopo che, celebrati i funerali solenni, è infuriata anche la “reazione” dei coloni. Mohammed Abu Khudair 17 anni, del campo profughi di Shu’fat, nord di Gerusalemme, è stato rapito per ”vendetta”  da alcuni coloni nelle prime ore del mattino del 3 luglio; il suo corpo è stato ritrovato dopo poche ore, con segni di atroci torture e bruciato. Quanti palazzi comunali d’Italia esporranno la sua immagine? Ci saranno mai minuti di silenzio per questa ed altre vittime palestinesi? I suoi funerali,  a differenza di quelli dei tre giovani israeliani non sono stati trasmessi, mentre interi servizi si concentrano sui missili “qassam” lanciati dalla Striscia di Gaza su Sderot, il sud di Israele, senza fare peraltro alcuna vittima. Altri tentativi di rapimento “vendicativi” da parte di coloni sono fortunatamente falliti, ma la campagna di odio razziale antipalestinese condotta anche attraverso internet raccoglie l’adesione di migliaia di Israeliani.

L’Italia non sembra scossa dalla logica d’illegalità selvaggia  veicolata palesemente dalle azioni del governo e dei coloni israeliani, né vengono adeguatamente stigmatizzate, fermate e perseguite le aggressioni violente portate avanti da squadristi sionisti contro  sostenitori dei diritti dei Palestinesi, né gli attacchi subiti dall’ambasciata palestinese a Roma. Eppure, la “Lega di difesa ebraica” è considerata dagli stessi USA un’organizzazione “terroristica d’estrema destra ebraica”. D’altra parte l’attuale presidente della Repubblica, Napolitano, proponendo un’assurda e falsa eguaglianza tra “antisionismo” e “antisemitismo”, ha legittimato la persecuzione e la condanna di chiunque osi criticare la politica israeliana, in perfetta coerenza con le aspirazioni e gli interessi dello stato sionista, di cui si vuole occultare la matrice ideologica e la genealogia storica, e degli interessi dell’imperialismo italiano.

Non possiamo, infatti, dimenticare che proprio il governo e l’industria italiana sono tra i primi fornitori di armi a Israele. Le tragiche vicende delle ultime settimane rafforzano la necessità di interrompere la promessa consegna ad Israele di altri strumenti di morte quali sono gli aerei Aermacchi M346 e di recedere dall’accordo di cooperazione militare con questo paese massacratore di una popolazione civile di cui occupa il territorio e di cui nega i diritti sanciti persino dalle fin troppo compiacenti Convenzioni internazionali.

Non possiamo più assistere in silenzio al genocidio di un popolo, né alle complicità dell’Occidente.

Siamo con  i Palestinesi e con le loro manifestazioni di resistenza nelle diverse città e villaggi, nella Gerusalemme occupata.

 

Comitato di sostegno alla resistenza palestinese- Napoli

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