Primo Maggio: in piazza anche contro la guerra

guerraLa crisi ucraina sta subendo una nuova accelerazione

Volantino che sarà distribuito il Primo maggio al corteo a Bagnoli

Il governo di Kiev, nato a seguito del colpo di stato di febbraio, organizzato e finanziato dalla Unione Europea e dagli USA, e che vede, addirittura, la presenza di ministri  dichiaratamente fascisti e antisemiti, sta per sferrare una offensiva militare contro le popolazioni della Ucraina orientale che, al pari di quelle della Crimea, stanno protestando contro un governo iperliberista e russofobo. Un attacco militare – dopo lo sfaldamento dell’esercito ucraino che si è rifiutato di combattere i propri connazionali in nome della BCE – viene ora condotto con l’esplicito appoggio della NATO e di mercenari finanziati dalla CIA (il cui direttore, John Brennan, è stato ricevuto con tutti gli onori, giorni fa, a Kiev).

Anche in questo caso l’Italia è in prima fila come dimostra il ricevimento in pompa magna del primo ministro ucraino da parte di Renzi a sancire uno schieramento netto a fianco degli USA contro la Russia.

Si prospetta, quindi per l’Ucraina, lo stesso calvario subito dalla ex-Jugoslavia, dalla Libia, dalla Siria mentre aumentano i rischi di un nuovo conflitto mondiale.

Di fronte a questo scenario che prefigura, come nel passato, il modo capitalistico di uscire dalla crisi attraverso la spartizione del mondo da parte delle potenze mondiali e la tendenza verso un nuovo conflitto generalizzato, la battaglia contro il militarismo e contro le aggressioni imperialistiche deve essere parte integrante della lotta contro le politiche di austerity e la svolta autoritaria e repressiva del governo Renzi come dell’Europa. Esse sono, infatti, le due facce della stessa medaglia. L’ulteriore precarizzazione dei lavoratori con il conseguente aumento della frantumazione e della incapacità di difendersi in maniera collettiva, l’attacco all’agibilità politica e sindacale, la repressione di chiunque osi ribellarsi a queste politiche nei nostri paesi, si accompagnano al supersfruttamento delle masse dei paesi aggrediti (ad es. in Afganistan dopo anni di occupazione occidentale si contano solo tra i bambini ben 2 milioni di semi schiavi).

Non basta più il pacifismo di maniera o gli appelli alle organizzazioni internazionali, erroneamente individuate come garanti della pace, come continuano a fare pezzi pur importanti dell’estinto movimento pacifista. E’ necessario la ripresa del conflitto ed il netto schieramento contro l’imperialismo, innanzitutto quello del nostro paese rigettando ogni rigurgito nazionalista.

Noi, compagni della Rete Napoli No War siamo – da anni, oramai – impegnati a denunciare il ruolo bellicista dei governi italiani contro il popolo libico e quello siriano, sfidando l’indifferenza – o, addirittura, l’ostracismo –  di tanti che – ostinandosi a vedere nell’abbattimento di qualche “stato canaglia” la sublimazione di una altra “primavera araba” – non hanno ritenuto neanche menzionare la parola guerra nelle tante manifestazioni nazionali di lotta.

Salutiamo, quindi, con soddisfazione la piattaforma di questa manifestazione che ci auguriamo rappresenti una inversione di tendenza e dichiariamo la nostra piena disponibilità – anche per far fronte alle incombenti “Celebrazioni per la Grande Guerra” – a collaborare  con tutti i compagni per sviluppare nei quartieri, nelle scuole, nei luoghi di lavoro… iniziative di controinformazione e mobilitazione.

RETE NO WAR NAPOLI

https://napolinowar.wordpress.com/

 

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