Riunione di coordinamento dei firmatari dell’appello Giù le mani dalla Siria.

StriscioniRoma2 (1)Domenica 16 dicembre si è tenuta la riunione di coordinamento dei firmatari dell’appello Giù le mani dalla Siria.

 

Alla riunione hanno partecipato gli attivisti no war di Roma e Napoli, Red Link,il Nucleo Comunista Internazionalista, il Comitato con la Palestina nel cuore, il Forum Palestina, il PdCI  e la Rete dei Comunisti. Non hanno potuto essere presenti l’ISM, il GAP di Parma, e il Comitato Palestina Bologna che in ogni caso si sono dichiarati interessati a proseguire l’attività e a coordinarsi con le altre forze firmatarie dell’appello.  I compagni di Parma hanno inviato un breve contributo le cui proposte sono state fatte proprie dai presenti nella riunione. I compagni dell’Associazione Casa Rossa di Milano avevano già comunicato la loro indisponibilità per la riunione a Roma.

L’incontro si è svolto in un clima costruttivo e positivo, una prima parte della discussione è stata dedicata  ai chiarimenti sulle questioni di merito e di metodo, che hanno portato alla disdetta del precedente incontro e alla riconvocazione della riunione.

I diversi interventi hanno sottolineato l’importanza di gestire al meglio gli strumenti informatici e di coordinamento, arrivando a decisioni condivise.

Si è deciso di dare vita ad un gruppo di contatto, costituito da un rappresentante per struttura, quale  punto di riferimento per la convocazione delle riunioni, la gestione delle informazioni,  dei documenti e della mailing list.

Si è convenuto sulla necessità di chiudere la mailing list giù le mani dalla Siria google groups e di creare:

·         una mailing list del gruppo di contatto

·         una newsletter in cui inserire gli articoli presi dai siti delle forze che hanno sottoscritto l’appello e  tra quelli che in maniera netta si pongono contro le guerre imperialiste .

Nella discussione è emersa la necessità di lavorare per allargare le adesioni,  sottolineando che questo non può però avvenire a scapito dalla chiarezza dei contenuti  e di una coerente posizione antimperialista. L’appello Giù le mani dalla Siria ha dato modo a molti compagni e situazioni locali di avere un punto di riferimento, e questo ha rappresentato una positiva opportunità per il lavoro politico.

Si tratta di coinvolgere sia i diversi settori del movimento contro la guerra, che in maniera coerente continuano a contestare le guerre falsamente definite umanitarie e sia i movimenti sociali e di classe .

Purtroppo alcuni elementi hanno consentito alla destra neofascista e alla sua derivazione provocatoria rosso bruna e comunitarista, di svolgere un ruolo nella mobilitazione contro la guerra alla Siria. Un tentativo di infiltrazione che è in atto da tempo, con minore eco, anche sulla questione palestinese.

Fascisti e rosso bruni, adottano una  chiave di lettura comune e tipica della destra borghese, ossia un antiamericanismo a cui si lega l’esaltazione del concetto identitario di popolo e nazione nel senso più reazionario.

L’azione dei fascisti e dei provocatori rosso bruni è favorita dalla colpevole latitanza della sinistra radicale e dall’aperta complicità con la NATO delle forze del centro sinistra. Anche una parte della sinistra radicale sembra aver sostituito l’internazionalismo con categorie umanitarie e pseudo democratiche, che rasentano la subalternità ideologica al pensiero borghese dominante.

Per evitare spiacevoli presenze e il conseguente ricorso a comportamenti drastici, si è convenuto sulla necessità di aprire una battaglia politica e di mantenere alto il livello di attenzione. Per quanto riguarda l’allargamento delle forze, l’adesione al documento e alle iniziative, questo sarà frutto del confronto politico e di passaggi condivisi tra quanti hanno sottoscritto l’appello e ne portano avanti l’iniziativa.

 

Tutti i partecipanti hanno ribadito la necessità e l’importanza delle attività di solidarietà internazionalista nei confronti dei popoli e arabi e della Siria contro l’aggressione imperialista e dell’islam politico legato alle borghesie arabe e alle petro-monarchie.

Sono allo studio 3 o più iniziative in città del Sud del Centro e del Nord Italia, da svolgersi indicativamente tra la fine di gennaio e i primi di febbraio, che verranno annunciate con un manifesto nazionale, per dare il senso non di singole iniziative locali, ma di una vera e propria campagna nazionale.

L’idea è quella di creare dei momenti di dibattito e di approfondimento coinvolgendo altre realtà  politiche interessate (es. associazioni contro la guerra, comitati locali, economisti, ricercatori, giornalisti) che possano fare  da cassa di risonanza alla nostra azione contro la guerra alla Siria. Ovviamente all’interno di queste iniziative è importante garantire l’indirizzo politico da parte dei firmatari dell’appello.

 

C’è la comune valutazione sulle difficoltà oggettive della mobilitazione, difficoltà connesse innanzitutto alla campagna ideologica che sostiene la destabilizzazione e la guerra al popolo siriano, esemplificata con la menzogna della guerra umanitaria contro un regime dittatoriale.

Nella situazione siriana ha pesato molto la questione sociale che si è innestata alla rivendicazione politica. Le aperture seppure parziali, del Governo siriano alle richieste del FMI, hanno aperto la strada alle privatizzazioni e alla riduzione degli strumenti di sostegno sociale. Nell’appello “Giù le mani dalla Siria” scrivevamo: “ Dalla storia della Siria non sono rimovibili le modalità autoritarie con cui in varie tappe è stata affrontata la domanda di cambiamento di una parte della popolazione siriana.

Non è possibile ritenere che la leadership siriana sia l’unica a aver gestito in modo autoritario le contraddizioni e le aspettative nel mondo arabo. Questa caratteristica è comune a tutti i paesi del Medio Oriente ed è una conseguenza dell’imposizione dello Stato di Israele nella regione e un retaggio del colonialismo. Ciò non giustifica la leadership siriana ma ci indica anche chiaramente come la sua sostituzione non corrisponderebbe affatto ad un avanzamento democratico o rivoluzionario per il popolo siriano. E’ sufficiente guardare quale tipo di leadership si è impossessata del potere una volta cacciati Mubarak in Egitto, Ben Alì in Tunisia, Gheddafi in Libia o chi sta imponendo il tallone di ferro su Barhein, Yemen, Oman. Sono paesi in cui c’è gente che ha lottato seriamente per maggiore democrazia e diritti sociali più avanzati, ma chi ne sta gestendo le aspettative sono le potenze della Nato, le petromonarchie del Golfo e le componenti più reazionarie dell’islam politico. Le componenti progressiste della Primavera Araba sono state – al momento – isolate e sconfitte da questa alleanza tra potenze occidentali e le varie correnti dell’islam politico.”

Queste tendenze non solo si sono confermate, ma a pochi mesi dalla conquista del potere, in Egitto e in Tunisia, l’islam politico è costretto a ricorrere alla repressione, contro scioperi e manifestazioni, per rimanere in sella.

La borghesia islamica, in maniera diversa da paese a paese,  ha imposto un modello sociale che si basa su sharia e corporativismo, un autoritarismo liberista in versione  musulmana, perfettamente inserito nella globalizzazione capitalista, contro cui migliaia di tunisini ed egiziani  sono tornati a manifestare .

Morsi e Jebali hanno il sostegno delle democrazie capitaliste e delle petro monarchie, ma devono già fare i conti con una riduzione consenso popolare. Il permanere di forti contraddizioni sociali, l’aumento della miseria e dello sfruttamento rinnovano la richiesta di emancipazione e di partecipazione politica.

A conferma di un quadro tutt’altro che stabilizzato, c’è da registrare il conflitto interno all’islam politico diviso da una lotta per l’egemonia tra salafiti e islam politico moderato legato alla Fratellanza Musulmana e all’interno stesso di questa organizzazione.

Più di un intervento ha sottolineato il livello di complicità  del Ministro degli Esteri Italiano Terzi di Santagata, per il sostegno dato alle formazioni dai terroristi dell’ESL. Un passaggio significativo c’è stato alla quarta riunione degli Amici del popolo siriano a Marrakesh,dove il governo Italiano insieme a quelli di Francia, Regno Unito, Turchia e Paesi del Golfo,  ha riconosciuto la Coalizione dell’Opposizione Siriana (“SOC”) come l’unico legittimo rappresentante del popolo siriano, e non il Governo Assad che siede alle Nazioni Unite.

In Italia il fronte dell’ingerenza contro la Siria raccoglie politicamente, con sfumature diverse, forze del centro destra e del centro sinistra. Il fronte della guerra umanitaria da un lato conferma il suo supporto alla politica estera del polo imperialista europeo e dall’altro ha una funzione di smobilitazione e disorientamento.

Siamo di fronte, non ad un evento episodico ma ad una scelta in perfetta continuità storica con la politica espansionistica della NATO e dell’UE. Più volte nel recente passato la borghesia europea, compresa quella  italiana, ha difeso i propri interessi egemonici attraverso le spedizioni militari. Come è stato in: Somalia, Jugoslavia, Iraq e Afganistan. Oggi l’UE e gli USA percorrono la strada della destabilizzazione  sostenendo le rivolte armate in Libia ed in Siria mentre tengono  sotto pressione economica e militare l’Iran.

L’intervento diretto di polizia internazionale è stato sostituito dal supporto fornito all’islam politico, politicamente più spendibile nella presunta cornice della necessità umanitaria contro i crimini di guerra e dell’affermazione della democrazia contro la dittatura. In Italia a sostenere quest’ennesima aggressione neocoloniale ci sono le forze politiche che più si stanno spendendo nella costruzione del polo imperialista europeo in grado di competere con l’imperialismo americano e con i BRICS. Una competizione che l’approfondirsi della crisi sistemica rende più cruenta, poiché se sul fronte interno per rendere più competitivi i potentati economico finanziari occorre schiacciare salario e diritti dei lavoratori, al tempo stesso per Bruxelles è vitale far valere il peso dell’UE nell’area del mediterraneo.

Su questo punto  i compagni nei diversi interventi hanno concordato nel sottolineare il nesso tra crisi economica e escalation militare ben evidente nella guerra sociale all’interno dei confini dell’UE e nella guerra di rapina nei confronti dei paesi dell’area mediterranea che non si piegano pienamente al liberismo.

E’ evidente dunque il nesso tra lo scontro interimperialista, e la guerra sociale, politica, economica e finanziaria tra Europa centrale e paesi della periferia mediterranea, e all’interno dei singoli paesi, con l’aggressione militare alla Siria, nel più generale groviglio mediorientale. Inquadrare in questo contesto le prossime iniziative sulla Siria (la campagna nazionale), può permettere l’allargamento a settori, in primo luogo gli studenti e i giovani, che oggi sembrano riessere in movimento contro la crisi sociale in atto, ma sicuramente estranei da vicende come le guerre in Libia e in Siria e lontani da una visione internazionalista.

La riunione si è conclusa con l’impegno di tutti i presenti, a cercare di prendere contatto e coinvolgere più aree possibili su questa impostazione per organizzare una campagna che si ponga anche l’obbiettivo di allargare ed estendere oltre alle forze già in campo, la battaglia antimperialista e anti colonialista.

 

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