Un’altra infame menzogna “I jet di Assad bombardano civili inerni in fila davanti una panetteria”

Questo video diffuso dall’Osservatorio siriano di Londra mostrerebbe “civili inerni in fila davanti una panetteria  uccisi da un bombardamento ordinato da Assad.”

Ovviamente, il video non mostra nessun aereo, nessun cratere di bombe, nessuna donna o bambino colpiti (solitamente sono queste le persone che fanno la fila per il pane) ma soltanto corpi dilaniati di maschi adulti (che non è azzardato ricondurre ai mercenari che stanno mettendo a ferro e fuoco la Siria)

La fila davanti la panetteria sarebbe poi attestata da una forma di pane che qualcuno  getta in una pozza di sangue.

La “scena” potrebbe essere qualsiasi cosa: un attacco missilistico contro postazioni di mercenari o una delle tante autobombe che stanno seminando terrore in Siria.

Questa bufala oggi propagata a tutto spiano dai mass media (RAI in testa) ha una credibilità uguale alla famigerata “strage del mercato di Racak” (che i mass media e la NATO addebitarono ingiustamente ai Serbi) e che spianò la strada ai bombardamenti in Kossovo e sulla Serbia.

Tra l’altro, nessuno si direbbe domandarsi che interesse avrebbe Assad a far bombardare civili inermi in fila davanti ad un panificio?

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4 thoughts on “Un’altra infame menzogna “I jet di Assad bombardano civili inerni in fila davanti una panetteria”

  1. Cari compagni, la disinformazione strategica percorre strade oramai ben sperimentate, che risultano purtroppo efficaci quando il pubblico non dispone degli antidoti giusti.

    Per quanto riguarda le “stragi del pane”, a voler essere precisi nel caso della strategia della tensione attuata dalla NATO e dalle sue canaglie fasciste-separatiste in Jugoslavia questo metodo è stato utilizzato non a Racak ma a Sarajevo più volte.
    Il 27 maggio 1992 avviene la prima grande strage: persone in fila per il pane sulla Via Vasa Miskin sono bersaglio di un colpo di mortaio. Le telecamere erano state piazzate in precedenza, pronte a filmare. Anche grazie all’emozione suscitata da questo episodio il 30 maggio al Consiglio di Sicurezza dell’ONU viene fatta passare una risoluzione che condanna la Jugoslavia come paese aggressore ed occupatore della Bosnia, ed un’altra (la 757) che impone sanzioni economiche contro la nuova Federazione.
    Negli anni successivi la strategia delle bombe nel mercato, falsamente attribuite alla parte serbo-bosniaca, viene ripetuta per altre due volte nella piazza di Markale – si veda per i dettagli:
    http://www.cnj.it/documentazione/Markale/index.htm
    http://www.cnj.it/documentazione/DOSSIER96/Pages/29.html
    Lo scopo – raggiunto – era quello di fomentare la mobilitazione contro la parte serbo-bosniaca aprendo la strada ai bombardamenti degli aerei NATO.

    Il caso di Racak riguarda invece la preparazione mediatica della guerra della NATO contro la RF di Jugoslavia in Kosovo, scatenata pochi anni più tardi. Per strappare il Kosovo alla Serbia e consegnarlo ai terroristi dell’UCK – che oggi addestrano i terroristi anti-siriani – il coordinatore della missione OSCE William Walker, squallida figura di agente CIA con un curriculum di fiancheggiatore delle dittature latinoamericane e quant’altro, all’inizio del 1999 inscenò assieme ai nuovi “contras” dell’UCK la “strage di Racak”, radunando, ripulendo e mostrando come “civili inermi” i corpi dei guerriglieri poco prima eliminati dalla polizia jugoslava.

    Queste tecniche di manipolazione della coscienza di massa hanno purtroppo sortito il loro effetto poiché la nostra opinione pubblica (ed anche un certo “pacifismo di servizio”, va detto) ha così maturato quell’odio cieco contro i “Milosevic” e i “Karadzic” che le impedisce tuttora di ragionare lucidamente su chi, come e perché ha squartato il paese che con noi confinava ad Est. Si cerca per di più di sancire la menzogna mediatica con il lavoro, illegale e fazioso, del “Tribunale ad hoc” dell’Aia, che proprio in questi giorni sta facendo un lavoro surreale per dimostrare l’indimostrabile, e cioè che Karadzic e Mladic siano i responsabili di quelle stragi di Sarajevo. A Milosevic, che rispondeva colpo su colpo alle accuse kafkiane del “Tribunale”, hanno impartito dosi letali di Rimpfamicina in modo da farlo tacere per sempre.

    Coordinamento Nazionale per la Jugoslavia – onlus

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