Napoli: Sette giorni per la Siria


Comunicato sulla iniziativa

Pezzi del mondo democratico, pacifista e nonviolento, in particolare di Napoli, hanno deciso di dare vita ad una vera e propria “Sette Giorni per la Siria”.

Una serie di manifestazioni, iniziative ed eventi mirati a sensibilizzare l’opinione pubblica intorno al drammatico precipitare della crisi siriana, a comunicare efficacemente quanto sta accadendo nel Paese, rifiutando approcci ideologici, schematici o manipolati dalla consueta “propaganda di guerra”, e promuovere presso l’ opinione pubblica, segnatamente partenopea, gli sforzi della società civile siriana che da mesi si batte per la riconciliazione nazionale, la difesa dei connotati inter-confessionali del contesto sociale siriano e per una soluzione giusta al conflitto in corso  (opportunamente definito come una guerra civile e “per procura”), che sia basata sugli assunti del dialogo, sui principi del rispetto della auto-determinazione popolare e della non-ingerenza, nonché della tutela dei diritti umani e della giustizia internazionale.

Il calendario della rassegna prevede:

. 24 Luglio, ore 19.00:

Marinella Correggia (reporter ed eco-attivista contro la guerra),Geraldina Colotti (“Le Monde Diplomatique” – “Il Manifesto”) e Mario Neri (Circolo Bolivariano “A. Gramsci”, Caracas), in occasione della Giornata di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana, Parco Robinson, Viale Kennedy, (a fianco Edenlandia) Napoli.

. 27 Luglio, ore 19.00: Mostra “Giù le mani dalla Siria”, nell’ambito della Festa della Riscossa Popolare, Parco Robinson, Viale Kennedy, Napoli.

. 31 Luglio, ore 18.00: Open Space “Voci per la Siria”, spazio pubblico e microfono aperto nel cuore del centro antico, esponenti della politica, della cultura e dello spettacolo contro la guerra in Siria, P.za Bellini, Napoli.

. …e

inoltre… volantinaggi, megafonaggi, contaminazioni radiofoniche, flash- mob a sorpresa … in vari punti della Città di Napoli.

Segui l’evento

anche su Facebook: https://www.facebook.com/events/268953103205271

Comitato Napoli Nowar: https://napolinowar.wordpress.com

Contro la guerra ed ogni ingerenza in Siria

Sin dalla primavera 2011, sull’onda delle mobilitazioni nel mondo arabo, anche la Siria è stata teatro di movimenti di protesta, che chiedevano il miglioramento delle condizioni di vita e l’ampliamento degli spazi di democrazia.

Se la risposta iniziale del Governo è stata tardiva e repressiva, non diversamente dalle modalità adottate da altri Governi della regione, la successiva militarizzazione dello scontro ha reso evidente la presenza di un’opposizione armata, dietro la quale si vede chiaramente l’ampio coinvolgimento di Stati Uniti e petro-monarchie del Golfo (in primo luogo Qatar e Arabia Saudita), insieme con Gran Bretagna e Francia (e la NATO che ha affidato alla Turchia il compito di “prima linea” nell’escalation in Siria) per la caduta del Governo e lo smembramento del Paese, a sostegno della Fratellanza Musulmana e delle opposizioni armate del Consiglio Nazionale Siriano e del cosiddetto “Esercito Libero Siriano”, esercito di mercenari, sostenuti e pagati dall’Arabia Saudita e con proprio retroterra in Turchia, in chiave anti-iraniana e in prospettiva anti-russa ed anti-cinese.

La precipitazione degli eventi in Siria minaccia di degenerare in una nuova Libia, rivela un piano egemonico di destabilizzazione del Medio Oriente e torna a strumentalizzare, da parte degli attori dominanti, il principio umanitario in chiave neo-imperialistica.

Se tutto ciò è vero, è più che mai necessario proseguire la mobilitazione contro la guerra e contro ogni ingerenza straniera in Siria e coinvolgere su questa base un fronte di forze politiche, sindacali, sociali, unito senza reticenze e senza ambiguità per la pace e contro la guerra «senza se e senza ma». A questo ennesimo precipizio di guerra nel Mediterraneo bisogna opporsi, per la solidarietà e l’amicizia tra i popoli, per la giustizia e la pace.

La guerra civile e per procura è già in corso in Siria e per questo occorre mobilitarsi:

– per la fine della guerra, la cessazione delle violenze e il blocco della fornitura di armi nel Paese, a partire dalle potenze imperialiste;

– per un vero cessate il fuoco e l’apertura di corridoi umanitari concordati con le autorità siriane, sostenendo il coinvolgimento di tutte le parti disponibili al dialogo per una soluzione negoziata;

– per bloccare qualsiasi ipotesi di intervento esterno, dichiarato o mascherato sotto qualsiasi forma, di ingerenza umanitaria o no-fly- zone che servono solo ad aprire la strada all’aggressione straniera;

– perché Napoli sia sempre più convintamente ponte di pace e promotrice di dialogo, impegnandosi attivamente per la costruzione di spazi di dialogo e di negoziato per la pace e per la giustizia;

– perché tutte le forze di pace e contro la guerra si uniscano nel sostegno a Mussalaha, progetto inter-confessionale di riconciliazione dal basso, per sostenere quanti, in Siria, operano per la pace.

Coordinamento contro la Guerra: Napoli Nowar

Se qualcuno vuole darci una mano scrivetelo nei commenti oppure via mail: napolinowar@gmail.com

Per scaricare il primo tabellone della mostra

Per scaricare il secondo  tabellone della mostra

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2 thoughts on “Napoli: Sette giorni per la Siria

  1. Quanto per il regime è facile bombardare dal cielo e dal monte Quassioun i quartieri di Damasco, tanto per i pro-Assad è facile organizzare un incontro di propaganda a casa nostra, a Napoli! Proveranno a spiegare che all’ora attuale c’è in corso un complotto internazionale contro il regno del legittimo dittatore ereditario Bashar al-Assad. Se la prenderanno con la Comunità internazionale che ancora oggi non lascia abbastanza libero il regime nel reprimere con la massima violenza il grido di libertà che si alza da ogni vicolo siriano. Che le uccisioni e i massacri sono delle costruzioni propagandistiche di agenzie di stampa come la Reuters e l’AFP. Che quando ci vuole: un po’ di rastrellamenti, di torture (documentate abbondantemente da Amnesty International) e di carri armati per strada servono per rimettere il popolo di proprietà esclusiva sulla retta via. Una popolazione che non sa ovviamente apprezzare la giusta morale dei loro sovrani che compravano mobili di lusso già ai tempi delle terribili siccità che hanno colpito più di 1 milione di cittadini siriani negli anni scorsi. Ma come si fa ad essere così disonesti e in mala fede?

    Qualcuno di loro – non proprio quelli al soldo del regime – si è auto-eletto come l’incarnazione suprema dello spirito del cambiamento radicale.

    A chi di loro ha ancora un po’ di lucidità: come riconoscete quando c’è una rivoluzione in corso? Per voi la società dei vostri sogni è quando comandano i militari, quando quelli al potere possiedono tanti carri-amati, e che fanno affidamento a una miriade di servizi segreti per controllare il dissenso?

    Qua dovreste ripartire un po’ dalle basi, lasciate da parte i manuali e i ragionamenti elementari (amici dei miei nemici che però un tempo erano neutri nei confronti dei miei amici,..), e guardate dove sta l’oppressione e lo sfruttamento in Siria!

    Se vi serve l’aiuto per le traduzioni dall’arabo siamo qua per questo.

    Studenti Unior pro Rivoluzione Siriana

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    • Lasciamo questo delirante commento per dimostrare che l’esperienza della Libia di appena un anno fa, purtroppo, a certe persone (alcuni arrivano, addirittura a dichiararsi “compagni””) non insegnato proprio nulla.

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