La Siria e noi

Il 22 Giugno 2012 rischia di essere una data da consegnare alla storia dell’escalation della guerra civile in Siria. Un caccia da ricognizione turco, un Phantom F4, viola lo spazio aereo della Siria e viene abbattutto dalla contraerea siriana, poco distante da Latakia, nel Nord.

Le autorità turche aprono una inchiesta, il governo siriano conferma di non avere comunque alcun intento bellicoso nei confronti della Turchia, le Nazioni Unite invitano alla composizione diplomatica del contenzioso (www.adnkronos.com/IGN/News/Esteri/Caccia-turco-abbattuto-dallesercito-siriano-tensione-alle-stelle-tra-Ankara-e-Damasco_313436934860.html). La tensione tuttavia resta alta: è proprio dalla Turchia che passano i rifornimenti di armi e munizioni alle opposizioni armate in Siria, sotto l’attento e intenzionato “monitoraggio” della CIA e dei consiglieri USA (http://times.altervista.org/siria-agenti-cia-nel-sud-della-turchia).

Se la risposta del governo siriano alle legittime proteste popolari della primavera del 2011 è stata tardiva e aggressiva, l’attuale escalazione militare rende evidente la presenza di una opposizione armata, di un tentativo di destabilizzazione del governo siriano e di un ampio coinvolgimento degli Stati Uniti e delle petro-monarchie del Golfo (in primo luogo Qatar ed Arabia Saudita, non dissimile la posizione della Turchia) per il crollo del regime, a sostegno della Fratellanza Musulmana e delle opposizioni eversive del CNS (Consiglio Nazionale Siriano) e del cosiddetto “Esercito Libero Siriano” in chiave anti-iraniana e in prospettiva anti-russa e anti-cinese.

Come forze democratiche, anti-capitaliste ed anti-imperialiste, non siamo rimasti con le mani in mano, muti spettatori del corso degli eventi: denunciando il ripetersi di una nuova Libia, il piano di destabilizzazione del Medio Oriente, la strumentalizzazione del principio umanitario in chiave neo-imperialistica. Basta leggere la posizione del Partito (web.rifondazione.it/home/index.php/esteri/4953-siria-no-alla-guerra) cui va aggiunta quella dell’organizzazione giovanile (www.giovanicomunisti.it/wordpress/archives/3764). Se è vero – come si attesta in questa posizione – che il compito e l’obiettivo dell’organizzazione giovanile sono quelli di essere altrettanto coerentemente e conseguentemente anti-imperialisti ed anti-fascisti, allora è più che mai il caso di proseguire la mobilitazione contro la guerra e contro ogni ingerenza straniera in Siria e che questo tema, nello scenario di contesto e nella congiuntura di fase, costituisca il “prevalente”.

A questo punto, si tratta allora di sapere costruire, definire ed articolare una proposta autonoma, coerente e specifica, che possa essere leggibile e sappia rappresentare un contributo utile per le forze democratiche e progressiste e, più specificamente, per tutto il movimento contro la guerra e per la pace. Basandosi su questi presupposti, sulle attivazioni avviate, sulle iniziative e le riflessioni articolate e promosse, ma facendo un passo in avanti, per attestare conseguentemente Rifondazione Comunista contro ogni aggressione imperialistica e contro ogni interventismo – sedicente – umanitario. Abbiamo fatto, come partito e come organizzazione giovanile, numerosi incontri, dibattiti e attivi contro la guerra e ogni ingerenza in Siria, abbiamo ri-costruito una linea che ci ricolloca strategicamente nel movimento per la pace e contro la guerra, pur attraversato da non poche lacerazioni e contraddizioni, ma ci manca ancora un momento forte di proiezione pubblica.

Le contraddizioni vanno affrontate: dall’iniziativa di Flavio Lotti della “Tavola della Pace” che alla tre-giorni sulla pace a Roma (rifondazionenapoli.net/2012696/recuperare-le-occasioni-perdute.html) invita un esponente di primo piano (Mohammad Riad Shaqfa) dei Fratelli Musulmani in Siria che invoca esplicitamente l’intervento dei Paesi europei in Siria per cambiare il corso delle cose (www.reteccp.org/primepage/2012/ccp12/crisi5.html), a talune posizioni minoritarie e massimalistiche che non colgono la portata degli eventi e delle contraddizioni e vorrebbero ridurre l’intera vicenda ad una sorta di referendum pro o contro il governo di Assad. Serve una mobilitazione che abbia una capacità di massa. Una assemblea pubblica ad ampia risonanza. Oppure un presidio alla Farnesina. Poche parole chiare: «No alla guerra imperialista», «Contro ogni ingerenza “umanitaria” e per una soluzione negoziata», «Sostegno agli sforzi di riconciliazione in Siria: Mussalaha» Il link prezioso in tal caso è: www.sibialiria.org/wordpress/?p=386.

Valga questa citazione a fare giustizia delle strumentalizzazioni e delle accuse false e pretestuose cui, in queste ultime settimane, è stata fatta oggetto la sua autrice, Marinella Correggia, una delle voci più rilevanti e meno condizionate, in grado di fornirci documentazione autentica e non embedded (e non accecata dalle funeste torsioni dell’ideologia e del massimalismo) su quanto sta accadendo in Siria. Il lavoro da fare è tanto, purtroppo mai sufficiente, nella congiuntura dei rapporti di forza e col concorso di pulsioni che spingono prepotentemente verso l’ennesimo precipizio nel Mediterraneo. A questo precipizio dobbiamo saperci opporre con tutte le nostre energie, per la solidarietà e l’amicizia tra i popoli, per la giustizia, per la democrazia e la pace.

Gianmarco Pisa

Responsabile Esteri e Pace, PRC Napoli

dal sito http://www.rifondazionenapoli.net/

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